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Carnival

Un suono, una suggestione. Il ribaltamento della realtà.

Nucleo centrale intorno a cui tutto orbita in un travolgente e precario equilibrio onirico è la Crocefissione Grünewald, in cui la leggiadria e la leziosità di boccioli e fiori rigogliosi si confondono con la potenza di una natura feroce, spinosa, carogna e deforme dove si intrecciano spine, quelle stesse spine che martoriano un corpo livido e già putrefatto, e rami in bilico da cui nascono innumerevoli mostri: quel che sembra non è.
Un carnevale, un rovesciamento dell’ordine, una maschera che nasconde la verità, un gioco mnemonico che riporta all’esplosione di follia in un momento dato e concesso, un rimando a Goya, ai suoi Capricci e al delirante immaginario di Bosch.
In questa sospensione della realtà, la forza cromatica di Amor Celeste Turchino dialoga con la solarità malata data dal giallo frastornato, assordante e itterico di Flower Noise; uno spazio pieno, sovraccarico, una volumetria arcigna di spine puntute e lamiere taglienti che sembra vogliano fare da eco ai buchi slabbrati, ai tagli e ai vuoti di Fontana della Fine di Dio.
Carnival, in un rimando continuo, scorre sulle carte, collage con foto, ritagli e pittura a olio, che mostrano, evidenziano e nascondono: i visi sono celati, gli sguardi occultati, proprio come in una sfilata mascherata, dove le identità si confondono e diventano altro.

Il carro allegorico prosegue attraverso il gioco di meccanismi che girano a vuoto e all’infinito in un lavorio sgangherato e ineluttabile.
I materiali scelti dall’artista permettono voli pindarici e virtuosismi tecnici, ma sono scarti industriali, vuoto a perdere, tenuti insieme dai vapori venefici del piombo fuso, della saldatura a elettrodo e delle colle.
Quel che sembra non è.

Francesco Bocchini

Carnival

20 gennaio 2018 > 3 marzo 2018

la mostra è stata prorogata e sarà visitabile, negli orari consueti, sino a sabato 24 marzo