Loading

Fictionalism

Al centro del progetto sono le immagini. Poggiano su quel filo sottile che dovrebbe separare fra loro verità e artificialità, termini che sempre più tendono a collassare nel nuovo concetto di realtà generato dal mondo visivo ingannevole, variegato e decisamente ibrido del nostro quotidiano postmoderno. Le immagini ci raggiungono nella loro veste colta o commerciale o, anche, in una condizione intermedia, ove la comunicazione si appropria dell’immagine colta e la contamina, riverberandosi poi, a sua volta, sugli stilemi dell’arte istituzionale. Il luogo dove si situa l’immagine non è in questi scatti un elemento rappresentato. L’immagine non è “collocata”, lascia poco spazio al contesto e rivendica in tal modo un significato che non ha bisogno di relazioni con altro. Una stessa immagine è oggi sincronicamente in molti luoghi, in contenitori fisici e virtuali, collocata inizialmente secondo la razionalità cosciente del marketing, quindi metabolizzata dai canali distributivi nel rispetto di un’altra razionalità, questa volta diffusa e imprevedibile. È il caso che consente di cogliere un’immagine nei corridoi della metropolitana, in un web-site, per strada, navigando su YouTube o su Facebook, in un libro, in un museo, in una galleria d’arte.

Le immagini rappresentate contribuiscono dunque a loro volta ad alterare quello stesso processo seriale e disorientante che tentano di rappresentare. Nascono dalla mia attrazione per le icone che ci inseguono quotidianamente. Nascono anche da un’intenzione di suggerire alcune dimensioni analitiche dell’ambiguità visiva. Per esempio, fra la bellezza in sé della cosa fotografata e la capacità del fotografo; fra immagine colta e immagine commerciale, fra elementi reali ed elementi artificiali che circondano i primi e che, il più delle volte, diventano preminenti.

O, anche, come nelle “immagini doppie”, negare la comprensione di quale sia, delle due condizioni simmetriche rappresentate, quella “vera” e, quale, quella “fake” e, ancora, interrogarsi su quanta informazione possa essere sottratta dall’immagine di un volto prima che quest’operazione diventi visibile e ne cancelli l’identità (come nei “semi ritratti”) o, al contrario, quanta informazione possa essere duplicata e sovrapposta all’originale per deformarlo irrimediabilmente e farne un plagio mascherato, come in quelle che ho chiamato “immagini fotografiche”.

Diego Macrì

Fictionalism

a cura di Guido Piacentini
presentazione Vittorio Riguzzi

28 ottobre 2017 > 22 dicembre 2017