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Per trasparenze

Mario Lamma, con ineccepibile coerenza e ponderata misura, dispiega in sermo humilis una magnifica eloquenza: i soggetti (soggetti, non oggetti) delle fotografie, che siano sassi o piante o ramoscelli, diventano pretesto attivo per una riflessione non astrattamente simbolica ma filosoficamente viva. Perché così è, semplicemente: nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.

E’ un globo terracqueo, il nostro, visto da lontano, dall’alto di un cielo o disteso su una mappa, ma è anche semplicemente la terra che calpestiamo mentre siamo, quella che ci accompagna e che ci aspetta, perché noi giochiamo con il tempo ma il tempo, alla fine, ci gioca.

I sostantivi soli, spogliati dagli aggettivi, sintetizzano l’attività di Mario fotografo con poche parole essenziali: coerenza, misura, umiltà. La fotografia non è soltanto oggetto visivo in quanto tale, sta anche nell’atto che la produce: “per dare un senso al mondo, bisogna sentirsi coinvolti in ciò che si inquadra nel mirino. E’ un atteggiamento che richiede concentrazione, disciplina mentale, sensibilità e senso della geometria. Solo tramite un utilizzo minimale dei mezzi si può arrivare alla semplicità di espressione” sosteneva Henri Cartier-Bresson.

Lamma ha affinato da tempo questa attitudine mentale e operativa, con la tenacia e la volontà di un artista che non riproduce la realtà per mostrarla in quanto tale, ma piuttosto la restituisce vera, come la sente e come la vede con il suo sentire, con il desiderio di condividerla, con la consapevolezza che ciò che è, passa, ma ciò che è stato, resta.

Mario Lamma

Per trasparenze

a cura di Guido Piacentini 

testo di Alessandra Rizzi

13 aprile 2018 > 26 maggio 2018