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Francesco Faina

Ho 57 anni.

Gli ultimi venti li ho passati a Bologna dove lavoro all’Università nel settore comunicazione. Architetto di formazione, mi sono poi pentito ma non ho denunciato nessuno.

A Bologna ci sarei anche nato se avessi potuto scegliere perché è una città di cui amo la bellezza intensa e spessa, popolata da persone normalmente adatte alla gentilezza. Ho iniziato a dipingere come tutti i bambini verso i tre anni. Poi però ho continuato. Un amico che non sento da molto tempo mi regalò degli acquarelli costosi e dei pennelli. Ho iniziato con quelli. L’acqua colorata è splendida perché quando ci lavori e la usi hai a che fare con un gatto: difficile dire chi comanda. Ho iniziato ad usare anche colori acrilici perché avevo voglia di una cosa coprente e fonda. Agli acrilici però non ti affezioni: non hanno storia, sono solo funzionali. Li metti su un piatto di ceramica come una pietanza e si seccano subito. Gli acquarelli no. Li reidrati e ricominciano a correre come adolescenti indisciplinati. Gioco con le parole e con le immagini e firmo le cose che faccio con un disegnino che rappresenta un luogo che amo, Stromboli, che ha sotto un pesce libero da cornici. Più sotto una palma che poi in realtà sono due F che si specchiano, il luogo dove ho dipinto e l’anno. E’ carino, non trovate?